Scrivere un libro

Quanti di voi hanno mai pensato di scrivere un libro, qualsiasi tipo di libro? Alzate le mani… Mmm tanti vero.

Bene, ora rispondete: quanti hanno mai cominciato a scriverlo o quantomeno provato a proporlo a un editore? Alzate le mani… Mmm un po’ di meno vedo.

E ora ditemi: quanti di quelli che sono arrivati a trovare un editore, e con questo voglio dire che hanno sottoscritto un contratto editoriale con la C maiuscola, dove l’editore nn chiede soldi, ma paga (tanto o poco lo lascio a voi) per pubblicare l’Opera, dicevo quanti si sentono di aver fatto un buon lavoro, di aver svolto fino in fondo il proprio dovere nei confronti di lettori prima, dei lettori poi, e dell’editore infine?

Nn capite vero. Bene, anzi male, se siete tra quelli che un libro lo hanno pubblicato e nn avete una risposta a questa domanda, è male.

Vi dico una cosa: scrivere e pubblicare un libro è una delle grandi soddisfazioni della vita. Fantastico. Ma farlo costa una fatica cane. Scrivere costa una fatica cane. Nn si scrive per noi stessi, o almeno nn solo. Nn si scrive per l’editore. Solo in pochi possono scrivere per una cifra di soldi maledettamente importante (immaginatevene un bel po’). Si deve scrivere prima di tutto per i lettori.

E scrivere è una scommessa, su di voi e sui lettori, che nn sono sempre tonti, come qualcuno vuole far credere.

Che voi vogliate comunicare un’emozione o un concetto, il vostro referente unico è il lettore, che nn sa, nn sente, o nn capisce… ma questo nn vuol dire che il lettore sia tonto, vuol solo dire che il lettore nn conosce la materia che trattate, le emozioni che comunicate, altrimenti perché diavolo dovrebbe comprare il vostro libro?

Nulla è ovvio, e se credete o pensate di poter celare qualcosa, qualche dettaglio o sfumatura, se pensate di poter lasciare qualcosa per scontato, sappiate che vi state misurando con un’arte ancora più difficile dello scrivere stesso. Dire senza dire è roba da maestri della scrittura, nn da tutti. “Ovviamente” è un avverbio che un buon autore nn conosce, o se conosce usa con grande parsimonia.

Questo è l’insegnamento che voglio lanciarvi questa sera, dopo aver fatto quasi le 10 (…) a lottare sulla prossima prima Opera che verrà.

Questo è un post che un buon editor nn dovrebbe mai scrivere, ma che gli editor stanchi e nervosi come me, in queste serate, vomitano.

Al prossimo autore che mi dice, “ma si, mandalo avanti così…” leggerete di me nn qui, ma sui giornali!

Questo post è dedicato a tutti i cattivi autori.

6 commenti

  • ehm…
    come dire..
    speriamodi non aver contribuito al vomito serale … :(

    ciao Fabio, e grazie per il buon lavoro che fai.

    Paolo

  • Un post bellissimo, che riassume due realtà, quelle degli autori e degli editor, alle quali spesso non si dà importanza. Voglio dire che si tende a considerare il libro come oggetto, infischiandosene del durissimo lavoro che ci sta dietro. Al più, si pensa all’autore, ma spesso buona parte dellavoro viene fatta dell’editor. Dici bene quando affermi che si scrive un libro per i lettori, ma credo che per un autore sia importante immedesimarsi con loro. Insomma, diventare lettori di se stessi. Così si diventa maledettamente critici e si ha qualche speranza in più dipiacere al pubblico.
    Ciò posto, dopo tanti anni di lavoro nel mondo dell’editoria (sono 13 quest’anno, mizzica come invecchio), posso garantire che non esiste niente al mondo di gratificante come ricevere una e-mail, anche solo una, di n lettore rimasto soddisfatto del tuo libro. Uno dei rari casi in cui una e-mail può dare significato a una vita (lavorativamente parlando).
    un abbraccio

  • FabioB scrive:

    Paolo, grazie a te e per il tuo impegno. Ho veramente ammirato i tuoi sforzi (so che nn è stato facile)…

    Riccardo, puoi ben dirlo :-)

  • Dio solo sa quanto tu abbia ragione, FabioB.
    Due anni fa, per distrazione, pura distrazione, vinsi due concorsi di poesia. Il primo, a Procida, con tanto di favolosa cornice e la vincita di un viaggio, poi regalato ai mie. Il secondo, realizzato da un ….preferisco esimermi dal definirlo… con la promessa di pubblicazione e un conto salato presentato solo alla fine.
    Non amo scrivere le poesie, ma mi piace scrivere a ruota libera. Allora ho deciso che lo avrei fatto attraverso un blog, il mio, liebro ed aperto a tutti coloro che vogliono ridere di me e con me della mia allegra vita. Un modo per esorcizzare anche l’inevitabile amaro, ma sempre con tanta ironia.
    Se, poi, un domani dovessi intercettare, intersecare, incontrare, un editore che mi dia fiducia e mi sappia fornire un “la” per un buon inizio, è bene. Altrimenti, mi farò bastare il mio già fin troppo impegnativissimo lavoro.
    Passa a trovarmi, se ti va:
    http://www.alicenelpaesedelleacciughe.blogspot.com
    See you! E i miei migliori complimenti…

  • scrivere. si fa presto a dire scrivere. per me ho scritto cose bellissime. per gli altri ho scritto le stesse cose ed erano completamente diverse. un tempo mi infuriavo con chi non mi capiva, oggi ho capito che se non vengo capita è perché non faccio un sufficiente sforzo comunicativo e mi infurio con me stessa.

    scrivere. ho scritto libri interi, dentro la mia testa. fuori, non erano più la stessa cosa.

    ho sentito dire che non bisognerebbe scrivere una sola riga finché tutta l’esperienza di una vita non ti sia passata attraverso, e ancora non sarebbe abbastanza.

    forse ho cominciato a crederlo anch’io.
    o forse, ci sto ancora provando.

  • tu hai bisogno di mettere un piede fuori dal cerchio che ti sei (o ti hanno, poco importa) disegnato attorno. Tu che sai, puoi farlo, scrivi… perdio!

Lascia un Commento

La tua email non sarà mai resa pubblica.I campi obbligatori sono segnalati con un *