Avevo questa curiosità da tempo e finalmente ieri è stata appagata.
Un’ora abbondante nel mondo di chi nn può vedere. Gli occhi nn servono perché intorno nn c’è luce, ma solo buio.
Una guida cieca, veramente, è la garanzia che tutto andrà bene, puoi solo fidarti e buttarti. L’ansia dell’inizio ben presto nn trova più spazio, sovrastata dell’energia necessaria per muoversi.
Lo scopo può sembrare quello, pretenzioso, di capire qualcosa di più della vita di un cieco. Pretenzioso perché solo essendolo veramente, cieco, è possibile comprenderne il significato.
Lo scopo vero è capire qualcosa di più di sé stessi. Porre l’attenzione sugli altri sensi, quelli che di solito vengono dopo l’impatto visivo.
Ma in fondo le due cose nn si escludono.
Udito, tatto, olfatto qui la fanno da padroni, forse in questo ordine. Hai un bastone per ciechi, è leggero e agile e si rivela presto un prezioso alleato.
Si passa per ambienti che ricostruiscono l’esperienza in un parco, tra erba, fango, frange degli alberi, animali e panchine; al porto su una barca; in una stanza ammobiliata; in mezzo a una strada, tra marciapiedi, semafori, bancarelle, macchine e moto… rumori; in un bar, dove si prende da bere e si chiacchera, nn prima di essersi seduti.
Il tutto si rivela stancante, ma pure affascinante, direi anche divertente se nn fosse che ciò implicherebbe ben poco rispetto nei confronti di chi questa esperienza la sperimenta sempre e nn per scelta. Ma in fin dei conti, sì, nel Dialogo nel buio la componente ludica nn manca.
Ho fatto questa esperienza a Milano, ma il Dialogo nel Buio è una realtà di respiro più ampio, se ne avete l’occasione e la voglia vale ben più dei 12 euro di biglietto.
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