L’apprendistato

Sono un maledetto ostinato. E gli ostinati spesso sono anche stupidi. Però di solito arrivano dove vogliono. Quindi essere ostinato nn è poi così male.

Ho una teoria, almeno per dieci anni l’ho avuta e messa in atto: la teoria degli eccessi. In pratica mia madre mi ha sempre detto che eccedere nn era giusto, in niente. Già, bisognerebbe sempre sapersi mettere in un punto di equilibrio, conservativi… Ma se nn conosci i margini, i limiti, come fai a trovare il medio??? Cioè io nn mi voglio ubriacare, ma se nn mi ubriaco bevendo 8 birre come faccio a sapere che la mia media è 4? Se nn vado per terra in moto entrando in curva troppo veloce, come faccio a sapere quando vado troppo veloce? Se il mio cervello dopo 36 ore di studio comincia a perdere ritmo, come capisco che giunta una certa ora è inutile insistere?

Ne deriva che per una vita in equilibrio è necessario prima sperimentare il limite, andare all’accesso… vomitare l’anima, spianare in moto o pestare la testa contro il muro quando il fumo esce dalle orecchie. Ho fatto tutto questo e molto altro.

Conoscevo A, cercavo di definire B, quindi mi fissavo intorno a M.

Ho fatto. Appunto.

Questo atteggiamento si sposa bene con la mia ostinazione.

Forse è più analitico che sentimentale, ma alla fine se in ballo ci sono i sentimenti, anche questo nn è poi così vero. I sentimenti spinti all’accesso nn sono per niente controllabili.
Poi c’è la faccenda dell’effetto velocità. Lo diceva Diego Abatantuono in Marrakesh Express, o era Mediterraneo, o Turnè??? Beh, belli tutti e tre, lì avrò visti decine di volte.

Uno passa la vita a farsi dire che prima è troppo giovane, poi dopo diventa troppo vecchio… Ci sarà una fase centrale in cui uno deve correre, no? L’effetto velocità servirà, no? Ci sarà un motivo?!

Fin dalla prima volta che l’ho sentito, ci ho trovato una grande verità.

Ecco sono un po’ di anni che corro, arrivo al limite. Ora forse è tempo di fermarsi e cambiare prospettiva.

In fin dei conti i cambiamenti sono sempre salutari.

2 commenti

  • La raffi qui non ha mai avuto una vita di eccessi. Nelle esperienze più che l’equilibrio ho sempre cercato il bene-stare, ed il bene-stare è arrivato, un po’ in tutto, in un punto di intensità che non so bene dove si trovi, ma che mi pare di poter posizionare al di qua dell’eccesso.

    Tranne che in una cosa, accidenti, che è il lavoro. Lì, accidenti-2, non riesco a darmi dei limiti.
    Ma devo vedere di rimediare prima che la mia vita diventi una vita-a-due, altrimenti si corre il rischio di farla ritornare una vita-a-uno…o -a-tre. Gasp!

  • Oltrepassare il limite… a volte mi è capitato!

    Ma dagli sbagli sono uscita più forte di prima pensando che l’uomo ha il dono dell’immaginazione, quindi non è necessario che provi tutto fisicamente per rendersi conto dei limiti delle sue azioni.

    Comunque da tutto questo ho capito che, prima di tutto, bisogna avere rispetto per se stessi e quindi non lasciarsi tentare dagli eccessi.

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