E se tutti potessimo misurare il nostro indice di felicità?

Leggo oggi che un team di neuroscienziati a messo a punto una tecnica in grado di misurare l’indice di felicità di un essere umano. Sono necessari 256 sensori e una serie di scanning cerebrali alla corteccia pre-facciale. Insomma, nn proprio per tutti.

E se invece per tutti lo fosse? Se fosse possibile sapere quanto si è felici scientificamente con la stessa facilità con cui si fa un normale esame medico?

Chi è a rischio di infelicità lo affronterebbe? O avrebbe paura che un esito negativo aggravasse la sua condizione? Un’attestazione provata di stato di infelicità nn è facile da digerire…

Oppure davanti a un esito buono ma nn eccelso (si va da +0.3, disperazione, a -0.3, beatitudine), quanti si rimboccherebbero le maniche per migliorare il punteggio, col rischio però di dover sacrificare certe “cattive ma insostituibili” abitudini, per esempio i piccoli vizi o debolezze che caratterizzano ciascuno di noi, i classici “difettucci” a cui siamo tanto affezionati?

In due parole abbiamo davvero bisogno di sapere quanto ci stiamo veramente godendo il tempo su questa terra…?

Per la cronaca l’uomo più felice del mondo è un monaco buddista di 60 anni di origini francesi. Punteggio: -0.45!

Il suo segreto? Igiene mentale. Beh, già i latini lo dicevano: mens sana in corpore sano

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