Sulla presunta morte dell’ebook e del libro

Questo è un esempio di articolo che ultimamente mi capita di leggere con fastidio. Badate, uno non l’unico. Non perché io sia pro-ebook e digitale nell’editoria (chi mi conosce sa che credo nella buona editoria che funziona, che usa bene la tecnologia per pubblicare, su carta, in bit, e quant’altro). Ma perché è un esempio di articolo che vuole solo estremizzare, un articolo analogo a quelli che 5 anni fa sostenevano il contrario: la morte del libro e l’ascesa inarrestabile del digitale.

Da più di 10 anni lavoro all’incrocio tra scienze umane e tecnologia. Dal 2010 studio e pratico la pubblicazione in formati digitali. Degli ebook italiani posso dire di aver visto e fatto le barricate, di essere stato in prima linea, testa china nel tentativo di fare bene con qualcosa di nuovo, raccogliendo anche dei risultati economici non disprezzabili (e commettendo una buona dose di errori).

Ho sempre provato fastidio per i fanatici di entrambe le parti: quelli del profumo dei romanzi di carta, quelli che l’ebook è il futuro unico e possibile. Li ritengo tra i colpevoli di cattiva informazione che ha avuto come unico esito quello di condizionare determinate scelte in un una situazione delicata e potenzialmente ricca di possibilità.

In 5 anni ho sentito dire di tutto: ho visto gli istogrammi delle vendite degli ebook trasformati in totem fallici la cui erezione doveva non avere fine; ho ascoltato professoroni scendere in campo per salvare la carta; ho sentito qualsiasi tipo di valore % notando che non era mai accompagnato da un numero reale di riferimento (salvo rarissimi casi non rappresentativi); ho incrociato giornalisti e guru che già conoscevano come sarebbe andata insieme a uomini di marketing strafatti di hype e li ho ascoltati pronunciare nuove parole che promettevano il migliore sballo editoriale mai pensato (e lauti guadagni); ho osservato nascere e morire startup come chiudere e aprire librerie ed editori; ho ascoltato gli evangelisti di ePUB3 dimenticarsi che il formato aveva un supporto tra i vendor incoerente e inconsistente; ho visto gente costruirsi una carriera nell’editoria digitale senza aver mai toccato un bit. Ora leggo della morte dell’ebook e del futuro del libro.

Scuoto la testa.

La realtà è altra. La realtà è che il libro come oggetto e prodotto non è mai stato in discussione, si tratta di una tecnologia di lettura raffinata e più che funzionale a determinati scopi. Semmai in discussione sono la dimensione del mercato librario e le sue logiche distributive.

E la realtà è che l’ebook è qui per durare, e se si avesse l’umiltà di rimboccarsi le maniche e smetterla di teorizzare e seguire le mode o gli istogrammi in % non più tanto fallici, l’ebook (e più in generale il mercato dei contenuti digitali) potrebbe sviluppare una quota di fatturato certo non maggioritaria ma per nulla disprezzabile, anche in Italia sì, ben più alta di quello che si crede possibile e con un margine di crescita e un ROI oggi (finalmente) definibili.

Se credete veramente che l’ebook sia morto e che il libro sia il futuro non avete capito cosa è successo negli ultimi anni. L’editoria si è trasformata, e in Nord America ci sono degli editori che con il digitale ci fanno buoni guadagni, e ancora più buoni con la carta. E poi fanno altro. E che dentro non sono più come prima.

Ebook e libro sono qui per durare. Sta a noi lavorare per ottenere da loro il massimo in relazione a quello che è oggi il mondo editoriale.

“Avere un libro è cosa buona. Avere un ebook anche. Averli entrambi è meglio.” Non sono parole mie, ma di Cory Doctorow. Era il 2004.

Io torno a scuotere la testa.

(Questo post contiene solo opinioni a carattere personale dell’autore. In nessun modo l’autore rappresenta o vuole rappresentare società o soggetti terzi.)


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