40

Un bicchiere di vino rosso. Fichi secchi. Caffè. Moment.

Oggi il calendario mi ricorda 40 anni. E questa mattina mi sono svegliato presto. Mi fermo. Musica in sottofondo. Una sigaretta nel portacenere rosso e grigio. Non è semplice ripercorrere mentalmente i fotogrammi che mi hanno portato qui. In questa isola che chiamo casa al quinto piano di un condominio, una piccola mansarda di Milano.

Ho deciso di non festeggiare questo giorno. E non perché entrare negli anta mi deprima. Anzi.

I primi 39 sono stati una parabola. Sono stato fedele alla regola che mi ero disegnato a vent’anni. La ricerca del limite. Dell’eccesso. L’iperbole dell’irrequietezza. In tutto.

Ho distrutto e ricostruito. Ho rincorso e sono scappato. Ho oziato e sono sprofondato nel lavoro. Mi sono drogato, ma sempre con moderazione. Mi sono tatuato, ma sempre con grande consapevolezza. Ho bevuto, troppo. Ho amato, spesso in modo altro da come era atteso. Ho coccolato le mie paure e insicurezze. Ho sbagliato, molto.

Ho imparato sulla mia pelle. Ma anche sulla pelle delle persone che mi volevano bene. Per stupidità e leggerezza. Ma a volte perché non capace di fare diversamente. O perché era bello così.

Mi sono costruito una carriera quando molti lo pensavano impossibile. Mi sono interrogato sul senso delle cose e non ho trovato risposte.

Ho viaggiato, lontano e vicino. Ho preso le distanze. Ho imparato a conoscere la solitudine e l’inquietudine sottile che ti accompagna quando sei lontano da casa, solo in posti che non conosci.

Ho cercato di trovare un equilibrio ma mi è sfuggito di mano. Ho dato importanza all’effimero. Vissuto il momento. E pagato il conto.

Guardarsi allo specchio a un certo punto non è stato facile. Ma arriva un momento in cui devi fare una scelta, perché qualcosa dentro ti dice che sei vicino al punto di non ritorno. E allora hai paura.

Alzare quel coperchio è stata una delle cose più difficili della mia vita. Guardare giù e provare a capire come. Come e perché. Quindi fare tesoro di quello che hai imparato e cercare di prendere la guida.

Ecco perché apparentemente non festeggio questi 40 anni. Perché ho deciso di regalarli a me e solo a me. Con tutte le cose belle e le cose brutte che ci sono dentro. Con l’augurio di non dimenticare le cose brutte e prenderne spunto per apprezzare di più le belle. Rincorrendole da qui in avanti.

Ci vuole una vita per imparare a vivere. Io cercherò di fare del mio meglio con quello che ho imparato fino a oggi.

Ora mi farò una doccia poi uscirò. C’è molto da fare.

[Questo post va alle persone che oggi mi volevano con loro. Ma a cui a malincuore ho voluto dire no. Voi non sapete quanto siete preziosi per me.]


Parole di uno sciamano del legno

Viaggiare significa imparare. Viaggiare fuori dalle rotte predefinite significa imparare a sorprendersi. Tra agosto 2011 e giugno 2012 ho completato il mio personale giro d’Italia in moto, toccando i quattro estremi cardinali ed evitando il più possibile autostrade in favore di regionali e provinciali.


L’importante è non farsi sommergere

Nel 2008 ho ricevuto e smistato 4429 email. Nel 2009 6865. Nel 2010 7122. Nel 2011 8636: quasi il doppio rispetto al 2008. Tanto. Anche troppo. È un problema a cui penso sempre più spesso, la massa di cose che mi viene contro e che devo gestire. Ma esiste una soluzione per “portare a casa


Muscoli e cuore su Twitter (ovvero la solita querelle tra l’averlo lungo e grosso o saperlo usare bene)

Non sono un social media manager e quel poco che so su Twitter e le sue logiche lo ho imparato usandolo e grazie a @Elisondo. Quindi non aspettatevi alta scuola o chissà quale rivelazione da questo post. Però nel mio scorrazzare in Rete negli ultimi giorni ho avuto la fortuna di imbattermi in tre simpatici